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Con il termine inglese skill games, il legislatore italiano ha voluto definire un insieme di giochi caratterizzati dalla maggiore prevalenza dell’abilità rispetto alla fortuna. Gli skill games possono essere praticati solo su siti on line gestiti da soggetti concessionari dei Monopoli e permettono in tutta legalità di giocare a denaro vero. Le vincite sono esentasse. Il mercato degli skill games è stato stimato in oltre 400 milioni di euro di giocato per l’anno solare 2009. Le ultime proiezioni, sulla base di quanto avvenuto negli ultimi mesi del 2008, vedono la possibilità di superare la soglia di oltre 1 miliardo di euro per l’anno venturo. Infatti ad ottobre 2008 si è superato il tetto dei 40 milioni di euro, mentre a Novembre la crescita è stata di un ulteriore 40% rispetto al mese precedente, superando quota 70 milioni. Primo passo: il Decreto Bersani Nel 2006 viene emanato un decreto legge che segna il primo passo verso la legalizzazione degli skill games. Si tratta del Decreto Bersani numero 223 del 2006, convertito nella Legge 248 del 2006 [2] e successive modifiche. L’articolo 38 prevede la regolamentazione, con atti normativi successivi, dei “giochi di abilità a distanza con vincita in denaro, nei quali il risultato dipende, in misura prevalente rispetto all'elemento aleatorio, dall'abilità dei giocatori”. Cerchiamo di chiarire il significato di queste due righe. Per prima cosa, prevedere la regolamentazione di questi giochi significa stabilire che i giochi che rispetteranno le regole fissate saranno legali. Ma quali sono i giochi legalizzati in particolare? Vediamo quali sono le caratteristiche richieste dalla norma. Sono legalizzati i giochi “a distanza”, quindi parliamo di giochi svolti on line, non live. Sono legalizzati i giochi con premi in denaro. Il risultato deve dipendere in misura prevalente dall’abilità. Quindi la componente “fortuna” (che la norma chiama “elemento aleatorio” ) può essere presente, ma l’abilità del giocatore deve contare di più rispetto alla fortuna per determinare il risultato finale. Per questo sono stati definiti skill games, cioè giochi di abilità. Ma quali sono, allora, questi giochi di abilità legalizzati? La norma non offre un elenco, solo questa definizione. Infatti, come vedremo, i concessionari devono sottoporre ai Monopoli delle proposte di giochi e i Monopoli verificano di volta in volta la corrispondenza del gioco alle caratteristiche richieste. In realtà, all’indomani dell’emanazione del Decreto Bersani tutti hanno interpretato la definizione degli skill games come inclusiva del Texas Hold’Em e di tutte le sue varianti, ma la norma non lo nomina esplicitamente, come non nomina alcun gioco in particolare. In via interpretativa si può ragionevolmente sostenere che tra gli skill games rientrano – tra gli altri – la Dama, gli Scacchi, il Bridge (gioco), e il Poker. A conferma di tale interpretazione, come vedremo, l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) ha autorizzato i concessionari ad esercitare il gioco del Texas Hold’Em. Lo stesso articolo 38 del Decreto Bersani stabilisce che lo Stato affidi l’esercizio dei giochi pubblici a dei concessionari. Dunque, solamente i concessionari possono offrire gli skill games. Questo implica che le Poker Room sono gestite da società che hanno fornito adeguate garanzie in forma di fideiussioni per ottenere la concessione ed hanno superato il vaglio dello Stato, che continuerà ad effettuare un costante monitoraggio. In tal modo si viene incontro ad alcuni timori e diffidenze che potrebbero insorgere negli utenti, offrendo maggiore sicurezza. Come abbiamo detto, il Decreto Bersani offre la definizione dei giochi legalizzati, rimandando ad atti normativi successivi l’effettiva disciplina. Ciò significa che era necessaria l’emanazione del regolamento richiesto per legalizzare davvero questi giochi. Fonte del testo prelevato da wikipedia |